Vergognoso spreco e abbandono. I sofisticati sensori per sorvegliare i Bronzi, pagati, ma mai entrati in funzione

I sistemi di monitoraggio per proteggere i Bronzi di Riace, non sono mai entrati in funzione. Il tutto è avvenuto sotto gli occhi di tutti: di un direttore del museo e di sei (non uno, ma sei!!) soprintendenti ruotati in due anni come una giostra impazzita (Per la verità, non si sono accorti di nulla, nemmeno le autorità politiche locali:sindaci, presidenti di regione e con loro la grandissima parte della stampa e dei media calabresi.N.d.r.).

Lo scrive sul Corriere della Sera Gian Antonio Stella. >>La clamorosa denuncia, che umilia quanti si erano spesi con tutte le loro forze e la loro perizia scientifica per dotare delle migliori tecnologie le preziose statue greche ritrovate nelle acque davanti alla spiaggia di Riace nell’estate del 1972, arriva da un servizio di Silvia Mazza su Il Giornale dell’arte di Umberto Allemandi. Una rivista che tutto è tranne un giornale scandalistico in cerca di scoop.



Spese triplicate per il restauro.
Ma partiamo dall’inizio. Siamo a cavallo tra il primo e secondo decennio del nuovo secolo. I Bronzi, venerati come icone destinate a far piovere acquazzoni di denaro sul turismo calabrese, ma sfruttati via via per le cose più strampalate e demenziali, dalla pubblicità delle uova reggine («uova grandissime!») a quelle di una festa della birra («Gli sbronzi di Riace»), dal teatro (bronzo con la mascherina) fino a una serie di porno-fumetti, sono sdraiati nell’androne del palazzo Campanella in attesa di tornare nel vecchio museo progettato da Marcello Piacentini. Restauro che dovrebbe finire per il 17 marzo 2011, l’atteso Centocinquantenario dell’Unità d’Italia e che invece permetterà il ritorno delle statue solo il 6 dicembre 2013. Dopo una serie di rincari che porterà la spesa complessiva da 11 milioni e mezzo di euro a oltre 32. Quasi il triplo.Spese triplicate per il restauro.

Le sonde sotto-pelle 
Per anni, mentre infuriano le polemiche tra nemici e sostenitori di un provvisorio prestito di quei due pezzi straordinari a un grande museo internazionale magari per avere in cambio altre opere bellissime al momento della riapertura reggina, gli scienziati lavorano per fornire ai Bronzi il meglio del meglio. Spiega infatti, tra gli altri, tempostretto.it, che rientrando al loro posto le statue saranno dotate di «un apparato iper-tecnologico, così da consentire un check-up continuo». Le statue saranno posizionate su basi in marmo di Carrara progettate dall’Enea che, come illustra la stessa agenzia, «assicurano il massimo isolamento nei confronti delle sollecitazioni dei terremoti nelle direzioni orizzontali e verticali antisismiche». Nel basamento, chiarisce il fisico Roberto Ciabattoni, dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro, responsabile della diagnostica del laboratorio ed esperto al capezzale dei Bronzi dal 1987, «saranno invece posizionati in maniera permanente degli accelerometri, scatoline grandi quanto pacchetti di sigarette che serviranno a controllare se ci sono vibrazioni». Le sonde «sotto pelle» potranno controllare la «salute» delle statue con la massima precisione per individuare ogni minimo problema.

Le apparecchiature hi-tech
Di più: ogni dato rilevato dai sensori su temperatura, umidità, e così via, verrà trasmesso a un server «che controlla la situazione e sarà consultabile anche da remoto. Potremo così intervenire per tempo in caso di anomalie o di una concomitanza di valori critici. E se i parametri dovessero avvicinarsi o superare i livelli di guardia, il sistema provvederà anche automaticamente ad avvisare i tecnici con sms, email o telefonate registrate. Le apparecchiature hi-tech all’interno dei corpi cavi dei Bronzi andranno ad affiancarsi a una complessa strumentazione che accompagnerà ovunque le statue (eventuali tournée incluse): una serie di sonde saranno posizionate nella sala di esposizione e negli ambienti attigui per controllare il microclima». Un insieme formidabile. In linea con la fama scientifica dell’Istituto per la conservazione e il restauro. Anzi, dopo aver testato il sistema di monitoraggio e avere accertato che i computer dalle dimensioni di una piccola scatola di scarpe e collocati nelle basi portavano la temperatura a 35 gradi («non molto, però...») gli scienziati decisero addirittura, «per massimo scrupolo», di spostare i due computer e collegarli un po’ più lontano per incidere ancora meno sull’ambiente.

Domande senza risposta



Pignoleria virtuosa, ma a quanto pare inutile. Le statue che alla più piccola variazione avrebbero dovuto subito segnalare il minimo dettaglio agli scienziati non scrivono, non telefonano, non mandano sms. Perché tutto il sistema di monitoraggio dei Bronzi, scrive Silvia Mazza, «sarebbe disattivato addirittura da oltre tre anni». Come mai? «Quali dati sono stati raccolti anche in relazione agli ultimi eventi sismici registrati in Italia? E, in generale, quali dati sono stati raccolti in riferimento alla condizione microclimatica interna alle statue e alla loro situazione meccanica?». Macché, girate al direttore del Museo Carmelo Malacrino, le domande sono «rimaste, inspiegabilmente, senza risposta».Domande senza risposta Pignoleria virtuosa, ma a quanto pare inutile. Le statue che alla più piccola variazione avrebbero dovuto subito segnalare il minimo dettaglio agli scienziati non scrivono, non telefonano, non mandano sms. Perché tutto il sistema di monitoraggio dei Bronzi, scrive Silvia Mazza, «sarebbe disattivato addirittura da oltre tre anni». Come mai? «Quali dati sono stati raccolti anche in relazione agli ultimi eventi sismici registrati in Italia? E, in generale, quali dati sono stati raccolti in riferimento alla condizione microclimatica interna alle statue e alla loro situazione meccanica?». Macché, girate al direttore del Museo Carmelo Malacrino, le domande sono «rimaste, inspiegabilmente, senza risposta».

La soprintendenza «senza pace»
Non bastasse, ha raccontato sul blog «quellochenonho» Antonietta Catanese, cronista da anni attentissima alle vicende culturali calabresi, la nuova soprintendenza per Reggio e Vibo Valentia che accorpa beni artistici, archeologici e paesaggistici, non trova pace. Dopo l’addio di Simonetta Bonomi, trasferita in Veneto nel marzo del 2015, «arrivava Francesco Di Gennaro, che a sua volta veniva sostituito per un periodo da Luigi La Rocca (in interim); Seguiva Gino Famiglietti (il direttore generale avocava a sé la nomina in attesa di un nuovo soprintendente); succedeva Salvatore Patamia (che da segretario del Mibact in Calabria assumeva l’interim perché Famiglietti era decaduto). Dopo Patamia arrivava la nomina di Elena Calandra...». Che fosse la volta buona? Nove settimane e l’archeologa veniva promossa all’Ica, l’Istituto Centrale dell’Archeologia. Al suo posto, ecco Irene Berlingò. Peccato che fosse alla vigilia della pensione. Sessantasei giorni e via anche lei. Era il primo febbraio. Da allora, in attesa del settimo paracadutato, il posto è vacante. Domanda: ma è questa la famosa continuità che dovrebbe garantire un po’ di rigore, di efficienza e di buon senso a un territorio in perenne sofferenza artistica, archeologica e paesaggistica?La soprintendenza «senza pace» Non bastasse, ha raccontato sul blog «quellochenonho» Antonietta Catanese, cronista da anni attentissima alle vicende culturali calabresi, la nuova soprintendenza per Reggio e Vibo Valentia che accorpa beni artistici, archeologici e paesaggistici, non trova pace. Dopo l’addio di Simonetta Bonomi, trasferita in Veneto nel marzo del 2015, «arrivava Francesco Di Gennaro, che a sua volta veniva sostituito per un periodo da Luigi La Rocca (in interim); Seguiva Gino Famiglietti (il direttore generale avocava a sé la nomina in attesa di un nuovo soprintendente); succedeva Salvatore Patamia (che da segretario del Mibact in Calabria assumeva l’interim perché Famiglietti era decaduto). Dopo Patamia arrivava la nomina di Elena Calandra...». Che fosse la volta buona? Nove settimane e l’archeologa veniva promossa all’Ica, l’Istituto Centrale dell’Archeologia. Al suo posto, ecco Irene Berlingò. Peccato che fosse alla vigilia della pensione. Sessantasei giorni e via anche lei. Era il primo febbraio. Da allora, in attesa del settimo paracadutato, il posto è vacante. Domanda: ma è questa la famosa continuità che dovrebbe garantire un po’ di rigore, di efficienza e di buon senso a un territorio in perenne sofferenza artistica, archeologica e paesaggistica? >>
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